Il sottosuolo
La ricchezza del suo sottosuolo è un elemento importante che ha caratterizzato sin da epoche lontane la vita e lo sviluppo socio economico del paese, sulla cui attività mineraria si sono consolidate consuetudini e tradizioni fortemente legati alla dura vita del minatore. Anche il territorio ha subito modificazioni, si calcola che tutto il fronte estrattivo sia percorso da centinaia di Km di gallerie, mentre nella parte esterna e visibile sono evidenti gli accumuli di sterile localizzati in particolare sul versante Grem, con numerosi imbocchi sigillati dal cemento armato. Poco prima della chiusura delle miniere, avvenuta nel 1982, è stata completata una galleria denominata “Riso-Parina” lunga 11 Km che attraversa tutto il territorio di Oneta collegando i paesi di Gorno presso la frazione Riso e Oltre il Colle in Val Vedra da cui si può salire in superficie con un pozzo verticale di 450 mt.
Gli strati del calcare metallifero del giacimento, composti da minerale di Blenda, Calamina e Galena, consistono in una sessantina di metri di potenza con strati mineralizzati che hanno un fronte minimo di 4-5 metri di spessore sino ad un massimo di 12-15 mt.; sono di colore grigio chiaro in basso, più scuri e di minor spessore in alto, attraversati da venette di calcite. Il giacimento appartiene all’epoca del Trias, è posto tra il Carnico (Raibliano) e il Ladinico (Esino) e rappresenta la parte economicamente più importante , a carattere essenzialmente piombo-zincifero, di quel complesso di depositi a piombo, zinco, fluorite e barite delle Prealpi Bergamasche ubicati nella serie carbonatica triassica nota ai minerari come “Metallifero”. Le rocce del Carnico sono molto ricche di fossili, non è pertanto difficile osservare conchiglie di forma triangolare, appartenente ad un genere di bivalvi denominate con il termine scientifico Myophoria.
L’attività mineraria
1880 - 24 giugno, con decreto del Re Umberto I° viene data la concessione mineraria alla Richardson & C. alla quale subentrerà poco dopo la The English Crown Spelter Co. Ltd di Londra. Dopo un ventennio di attività di ricerca e di coltivazione con metodi primordiali, inizia il vero sfruttamento delle nostre miniere con sistemi industriali e il supporto di tecnici minerari. L’attività così concepita permette l’utilizzo di numerosa manodopera, (nel 1910 vi lavorano su tutto il fronte estrattivo 800 operai) per cui nella nostra comunità si assiste ad un incremento demografico considerevole.
In questo periodo, molta gente venuta da fuori trova nel nostro paese un lavoro più sicuro e un luogo di residenza stabile per sè e la propria famiglia. Nel 1857 la popolazione di Oneta è di 532 abitanti, quasi un secolo dopo nel 1951 è di 1127 abitanti. Il nuovo lavoro del “minerante” inciderà profondamente nel contesto socio-culturale del nostro paese, creando le premesse per una nuova e diversa interpretazione del futuro, con una comunità non più strettamente legata all’economia e alla cultura contadina. Sino al 1982, anno di chiusura delle miniere, per molte famiglie e per diverse generazioni il lavoro del minatore sarà l’unica fonte di reddito. L’afflusso maggiore delle nuove famiglie ad Oneta si ebbe nel periodo che va dal 1870 al 1920, alcune sono ritornate ai paesi d’origine, altre si sono integrate totalmente, fondendosi con la popolazione originaria attraverso il matrimonio. L’elenco che segue ne indica alcune con la rispettiva provenienza.
Nome Provenienza
Acerbis Rigosa
Alberti Leffe
Ambrosioni Branzi
Bendotti Colere
Bettonagli Vertova
Bosio Peia
Benagli Vertova
Balegno Cigliano
Baroncini Castellina Marittima
Bonandrina Casnigo e Barzizza
Carrara Serina
Ceroni Oltre il Colle
Cuter Oltre il Colle
Dordi Parre
Filisetti Piario
Franchina Cazzano
Ghilardi Serina
Gregis Ama
Imberti Casnigo e Ponte Nossa
Lazzaroni Colere
Lenzi Azzone
Mazzocchi Oltre il Colle
Merla Orezzo
Marchesi Crociati Milano
Magagnotti Dolcè (VR)
Nosari Fiorano
Negroni Valgoglio
Ongaro Gandino
Pedrinelli Serina
Piccinali Barzizza
Pedrasi Cerentino Val Muggia
Poli Bondo
Rodigari Valbondione
Rota Roncola
Raineri Vilminore
Serpellini Bossico
Signorini Sovere
Stracchi Mezzoldo
Sileoni San Severino Marche
Tressoldi Albignano
Tadè Cornalba
Tomasini Ponte Nossa
Trussardi Clusone
Zampati Bueggio
Zambelli Lenna
Zanoletti Ardesio
La centrale Cavrera
1893 - Per soddisfare i bisogni di energia elettrica legati all’attività mineraria, furono richieste in tempi successivi alcune concessioni di derivazione d’acqua. La prima domanda venne fatta nel 1893 e l’ultima nel 1929. A seguito delle istanze favorevolmente accolte, la “Vieille Montagne” allora proprietaria della miniera, costruì due impianti di modesta potenza denominati rispettivamente “Cavrera” e “Costone”, quest’ultimo impianto ubicato presso il Ponte del Costone in territorio di Casnigo. La prima centrale Cavrera venne realizzata accanto all’omonimo ponte sull’antico percorso per Chignolo, con dinamo ma senza alternatori capace di produrre energia elettrica solo in continua; è possibile tuttora osservare i resti dell’edificio in completa rovina. Successivamente, nel 1925 la centrale venne spostata all’interno della montagna in una camera sotterranea, un po’ più a valle del precedente impianto, dotata questa volta di due turbine delle Costruzioni Meccaniche Riva, e due alternatori della Tecnomasio capaci di sviluppare rispettivamente 160 KVA e 130 KVA in corrente alternata. Vennero così soddisfatte allora le totali esigenze della miniera consentendo di fornire l’illuminazione ai paesi di Gorno, Oneta e Oltre il Colle. Una parete della sala dove sono collocate le turbine venne affrescata con una certa efficacia da un pittore dilettante di Casnigo del quale si è perduto il nome.